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Visualizzazione dei post da ottobre, 2023

Ti abitui di Teresa Scotti

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  Ti abitui Ti abitui al dolore, ti abitui ai problemi ti abitui a trattenere le lacrime. Ti abitui a tutto... e mentre ti abitui la tua anima muore.

Femminilità di Paolo Bruni

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 Femminilità  Lasciala stare! Anche se è vecchietta, Roma più si spoglia Più attrae.  Ma tu, se vuoi attirare, Fallo in fretta, Domani quella voglia Si ritrae.  Quei sorrisi, Quei giochi, Quegli abbandoni  Scivolano in scatoloni Di traslochi Improvvisi.  Meglio essere cenere Dopo esser stata fiamma, Anche se spenta dal pianto,  Piuttosto che darsi vanto Di diventare mamma, Senza esser stata Venere.

Pietre piangono di Rosa Mannetta

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  Pietre piangono per sofferenza nel giorno freddo nella notte in un letto di cartone fame con pane secco soli sempre più soli nelle ore della vita. Ma è vita? La democrazia dove va?
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  Ho sempre cercato nella vita chi riuscisse a trovarmi

Sono

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  Sono la mia prigione. L’esilio. Sono le ali che non mi ritrovo a farmi perdere quota. Sono l’orizzonte lontano. La meta. Mi basto. Mi batto. Sono bravo a nascondermi. Sono un drago a confondermi. Sono i giorni che non mi ritrovo a farmi perdere tempo. Sono il culto. Il tempio. L’altare dove sacrifico le mie parole per invocare i silenzi. Sono la terra promessa. La mia guerra santa. La fortezza. Il battaglione. Sono in prima linea. Sono il nemico. Io contro me stesso. L’abisso che si fa cielo per poi ripiovere in terra quand’è sereno. Sono presenza. Mancanza. Appartenenza. Sono le lacrime che non cadono a farmi perdere la tenerezza.
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  Dalla mia ho una confortante inquietudine. E’ così che sfido i venti. E’ così che affronto gli inverni.

Quello che posso

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  Faccio quello che posso. Tiro dritto. Vado avanti. Faccio quello che faccio da sempre . Quello che non dipende da chi o cosa. Faccio tesoro delle assenze. Faccio finta di niente. E con radici ben salde nella desolazione nella rovina ogni giorno sboccio con i fiori del silenzio

Non sapevo si chiamasse mare

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  Lo conobbi prima di incontrarlo. Lo chiamai pace, inquietudine poesia, moltitudini. Non sapevo si chiamasse mare. Dalla sua voce imparai il silenzio. Dai suoi orizzonti la liberta' nei suoi abissi il mio approdo. Nel suo perdersi il ritrovarmi. E le tempeste, le furiose onde. I venti , la risacca, isole lontane. Non sapevo si chiamasse mare ma grazie a lui smisi di cercare
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 Le foglie vanno a morire dove vuole il vento

il Melinconismo

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Il Melinconismo o Melincolismo ( dal greco antico μέλιγμα [-ατος, τό] sostantivo neutro 1 canto 2 strumento musicale e χολή [-ῆς, ἡ] sostantivo femminile 1 fiele, bile 2 collera, sdegno, odio 3 bevanda amara, assenzio ) è un nuovo movimento poetico creato dal poeta Michele Gentile. Affonda le proprie radici in uno stato d’animo caratterizzato da perenne smarrimento, tristezza, inquietudine e rabbia per la perdita. Sconforto per qualcosa o qualcuno che si è perduto e di cui si patisce prepotentemente la mancanza. Una persona cara, un amore, un’amicizia importante. Ma anche perdita dei valori. Perdita di innocenza, libertà, dignità. Perdita dell’identità e dei propri diritti. Il melinconismo assume un carattere più intimo e profondo nello sforzo di metabolizzare questa perdita che diventa inesorabilmente malessere e sofferenza trasformandosi poi in azione, in ribellione. Il melinconista utilizzerà lo strumento della poesia in due momenti: rivolgendola verso sé stesso per contenersi, n...