Melancholia di Nicola Comberiati

 


La malinconia
in questi tempi bui
è il deserto senza orizzonte,
la notte insonne e inquieta,
il sogno sfumato nel finale,
la maratona che non decolla
per l’atrofia delle gambe.
La malinconia
è il giorno grigio senza soli furtivi,
la cadenza ripetitiva del tempo contagiato,
l’impotenza polmonare che delira di fine.
Malinconia
di un’alba che non sorge
e del tramonto senza sera
mentre i colori si confondono
e i miei occhi inseguono chimere variopinte.
La malinconia s’insinua come il virus
e contagia il respiro.
Ho bisogno di aria fresca
ma non posso salire sui monti.
Resto attaccato alla poltrona
impaurito dall’assalto del vento malefico.
Chi gioca a nascondino con i miei polmoni?
Chi sei? Dove sei, bastardo?
Mi abbarbico alla speranza
che possa saziarsi e sparire.
La malinconia
è diventata
dolore insopportabile per anonime bare
resoconto della mia impotenza
e caduta dell’orgoglio decadente dell’io.
La malinconia è un concerto stonato
nella piazza abbandonata per paura.
Mi curvo nel mio mondo autistico di riscatto
e di Resistenza per non morire.
Raccolgo la mia malinconia come l’uva,
la calpesto nervoso a piedi nudi
in attesa di innalzare coppe dionisiache
per la Festa del ritorno alla Vita.

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